In pochi giorni questo processo relazionale ha dato i suoi primi frutti ed Idris, oggi, serenamente pascola, si muove e vive all'interno del nuovo contesto. Anche soltanto questo ci è sufficiente a capire quanto positivamente agisca su ogni individuo, l'entrare qualitativamente in relazione con ciò che lo circonda. La relazione è componente preponderante di ogni incontro, di ogni rapporto, tra esseri viventi. È nella relazione che affondano le radici, la crescita, la forza e la sicurezza di un binomio.
lunedì 20 aprile 2009
La relazione è sicurezza
Idris è lo stallone arabo giunto da poco alla Manada. Lui vive le sue giornate all'interno di un paddock realizzato appositamente. È solo al suo interno, ma circondato dagli altri cavalli. Dal giorno del suo arrivo ad oggi, la sua condizione emotiva ed i suoi comportamenti, sono molto cambiati. Motivato dalla semplice e naturale necessità di affermare se stesso, per entrare in relazione con il nuovo contesto ed i nuovi soggetti presenti in esso, uomini compresi, Idris, teatralmente e animosamente, ritualizzava di continuo i tipici atteggiamenti da stallone correndo freneticamente nel paddock.
In pochi giorni questo processo relazionale ha dato i suoi primi frutti ed Idris, oggi, serenamente pascola, si muove e vive all'interno del nuovo contesto. Anche soltanto questo ci è sufficiente a capire quanto positivamente agisca su ogni individuo, l'entrare qualitativamente in relazione con ciò che lo circonda. La relazione è componente preponderante di ogni incontro, di ogni rapporto, tra esseri viventi. È nella relazione che affondano le radici, la crescita, la forza e la sicurezza di un binomio.










In pochi giorni questo processo relazionale ha dato i suoi primi frutti ed Idris, oggi, serenamente pascola, si muove e vive all'interno del nuovo contesto. Anche soltanto questo ci è sufficiente a capire quanto positivamente agisca su ogni individuo, l'entrare qualitativamente in relazione con ciò che lo circonda. La relazione è componente preponderante di ogni incontro, di ogni rapporto, tra esseri viventi. È nella relazione che affondano le radici, la crescita, la forza e la sicurezza di un binomio.
giovedì 26 marzo 2009
Ricordo del 7 marzo 2009: "La via del contrario"
Sole vento terra bagnata fango oggi si cammina sulla via del contrario!
Quindici persone attendono l'inizio del cammino.
Parlano e ridono tra di loro, guardando i cavalli liberi nella “prateria”... Girano tra le strutture della Manada... Osservano l'ambiente. Iniziano a respirare, ad ascoltare la serenità di un ritmo di vita più lento ed i respiri curiosi e profondi dei nostri cavalli che si crogiolano al sole.
Io sono l'occhio che cattura dall'esterno le immagini (le dinamiche) dell'esperienza percorrerò lo stesso cammino a ritroso di quelle persone, insieme e attraverso di loro, rimanendo tanto vicina e tanto lontana ad ognuno.
Suonano le percussioni. La guida raccoglie tutti in cerchio. Tutti gli occhi sono chiusi: il sole che batte sulla pelle, la riscalda e la colora... risveglia e amplifica le percezioni.
Comincia lo sciamano a muoversi tra ognuno dei quindici, vibrando li sfiora, lasciando sui visi un segno del suo passaggio, di quel contatto.
Il gruppo è adesso la Tribù Degli Uomini Dei Cavalli, un unico corpo e tanti spiriti alla ricerca di assonanza, sintonia, armonia, per il tempo che durerà l'esperienza.
Ecco che lo sciamano sceglie per la tribù, un capo, un uomo di medicina, un capo dei guerrieri e due contrari, due sacri folli che sfidano e deridono la norma, la ignorano, scuotono gli animi per riavvicinarli al sacro.
La tribù vive nel 1877, sta per essere rinchiusa per sempre all'interno di una riserva dal generale Sherman. Egli offre al capo tribù un'opportunità: prima di entrare nella riserva possono essere richieste dieci concessioni, di qualsiasi natura. Loro in breve tempo dovranno stabilire cosa potrebbe essere essenziale richiedere al generale, affinchè l'autenticità della loro esistenza sia preservata dall'estinzione.
... cosa potrebbe essere essenziale? La terra? La libertà di culto? Le loro tradizioni? Il diritto a cacciare? I cavalli? Le armi? Pensano, uomini e donne, confusi ma caparbi. Discutono, cercano di definire la cosa fondamentale da richiedere. Provano con la mente ad afferrarla e stringerla, ma niente... lei sguilla via dall'abbraccio della ragione. I folli contrari pungono le pance di ognuno; stuzzicano con irriverenza le loro emozioni a ribellarsi a quella continua prevaricazione della mente nel raggiungere l'essenziale sacro dentro di loro. Smuovono tensioni, un po' di rabbia, insinuano dubbi!
Il generale Sherman affiancato da due cavalli selvaggi, attende la tribù, all'ingresso della prateria, per accoglierne le richieste: le ascolta e ne è insoddisfatto. Non hanno sapore, non hanno odore, non vibrano della sacra energia dello spirito di una tribù! È l'ora dunque di darle vita e farla fluire dentro ai loro corpi!
Ecco che fanno il loro ingresso nell'esperienza, le azioni, i movimenti, i gesti: ora a creare ritmo battendo sulle percussioni sparse nella prateria. Ora a sperimentare quello stesso ritmo in una danza, uomini e cavalli insieme. Si contagiano, si toccano, si sfiorano, si ascoltano, si respirano! Cavalli e uomini tessono la loro ragnatela, con urla, zoccoli e piedi che scalpitano, mani che battono, orecchie dritte che sentono, visi che sorridono, narici che soffiano e corpi dipinti degli stessi colori, dalle loro stesse dita!
Lo sciamano, con indosso i colori della terra, dell'erba del sole e del cielo, gli stessi della tribù, fa il suo ingresso nella prateria sul dorso candito e potente di Pioggia Selvaggia. È tornato per rinsaldare gli spiriti. Afferma che un grande potere alberga in ognuno di loro: è il sentirsi, è il concedersi la libertà di scegliere la via del contrario, che li condurrà sempre e semplicemente all'unica, autentica sorgente di se stessi.



























Quindici persone attendono l'inizio del cammino.
Parlano e ridono tra di loro, guardando i cavalli liberi nella “prateria”... Girano tra le strutture della Manada... Osservano l'ambiente. Iniziano a respirare, ad ascoltare la serenità di un ritmo di vita più lento ed i respiri curiosi e profondi dei nostri cavalli che si crogiolano al sole.
Io sono l'occhio che cattura dall'esterno le immagini (le dinamiche) dell'esperienza percorrerò lo stesso cammino a ritroso di quelle persone, insieme e attraverso di loro, rimanendo tanto vicina e tanto lontana ad ognuno.
Suonano le percussioni. La guida raccoglie tutti in cerchio. Tutti gli occhi sono chiusi: il sole che batte sulla pelle, la riscalda e la colora... risveglia e amplifica le percezioni.
Comincia lo sciamano a muoversi tra ognuno dei quindici, vibrando li sfiora, lasciando sui visi un segno del suo passaggio, di quel contatto.
Il gruppo è adesso la Tribù Degli Uomini Dei Cavalli, un unico corpo e tanti spiriti alla ricerca di assonanza, sintonia, armonia, per il tempo che durerà l'esperienza.
Ecco che lo sciamano sceglie per la tribù, un capo, un uomo di medicina, un capo dei guerrieri e due contrari, due sacri folli che sfidano e deridono la norma, la ignorano, scuotono gli animi per riavvicinarli al sacro.
La tribù vive nel 1877, sta per essere rinchiusa per sempre all'interno di una riserva dal generale Sherman. Egli offre al capo tribù un'opportunità: prima di entrare nella riserva possono essere richieste dieci concessioni, di qualsiasi natura. Loro in breve tempo dovranno stabilire cosa potrebbe essere essenziale richiedere al generale, affinchè l'autenticità della loro esistenza sia preservata dall'estinzione.
... cosa potrebbe essere essenziale? La terra? La libertà di culto? Le loro tradizioni? Il diritto a cacciare? I cavalli? Le armi? Pensano, uomini e donne, confusi ma caparbi. Discutono, cercano di definire la cosa fondamentale da richiedere. Provano con la mente ad afferrarla e stringerla, ma niente... lei sguilla via dall'abbraccio della ragione. I folli contrari pungono le pance di ognuno; stuzzicano con irriverenza le loro emozioni a ribellarsi a quella continua prevaricazione della mente nel raggiungere l'essenziale sacro dentro di loro. Smuovono tensioni, un po' di rabbia, insinuano dubbi!
Il generale Sherman affiancato da due cavalli selvaggi, attende la tribù, all'ingresso della prateria, per accoglierne le richieste: le ascolta e ne è insoddisfatto. Non hanno sapore, non hanno odore, non vibrano della sacra energia dello spirito di una tribù! È l'ora dunque di darle vita e farla fluire dentro ai loro corpi!
Ecco che fanno il loro ingresso nell'esperienza, le azioni, i movimenti, i gesti: ora a creare ritmo battendo sulle percussioni sparse nella prateria. Ora a sperimentare quello stesso ritmo in una danza, uomini e cavalli insieme. Si contagiano, si toccano, si sfiorano, si ascoltano, si respirano! Cavalli e uomini tessono la loro ragnatela, con urla, zoccoli e piedi che scalpitano, mani che battono, orecchie dritte che sentono, visi che sorridono, narici che soffiano e corpi dipinti degli stessi colori, dalle loro stesse dita!
Lo sciamano, con indosso i colori della terra, dell'erba del sole e del cielo, gli stessi della tribù, fa il suo ingresso nella prateria sul dorso candito e potente di Pioggia Selvaggia. È tornato per rinsaldare gli spiriti. Afferma che un grande potere alberga in ognuno di loro: è il sentirsi, è il concedersi la libertà di scegliere la via del contrario, che li condurrà sempre e semplicemente all'unica, autentica sorgente di se stessi.
lunedì 9 marzo 2009
Giorno 28 07. 03. 2009 Ridere e sorridere
Alberto a pelo su Cimango... Un forte contatto, una bella sensazione, la relazione c'è, palpabile, si respira. Alberto sorride!


La mente è pulita, sgombra, vivono le sensazioni, le emozioni e la relazione tra i due soggetti è semplice e naturale. Inizia la danza tra Cimango, Alberto e Lantrick. La complicità con il suo cavallo dà gioia ad Alberto, il suo viso è sereno, sorridente, il suo corpo è rilassato, i movimenti e i segnali più fluidi. Tutto rende la comunicazione efficace, chiara profonda e piacevole per entrambi.



La dinamica della danza è energica! E l'energia è contagiosa, si propaga di corpo in corpo e il magnetismo di Cimango e Alberto attrae e avvolge Lantrick che inizia a seguirli... è armonia!
Animato da nuova energia Lantrick si muove più agilmente e con sicurezza anche fuori, sulla strada imbrecciata, tenuto a lunghina da Alberto.



Nuovi gesti, diverso scenario, ancora sorrisi, serenità confidenza sul volto di Alberto!
Grazie al suo grande cavallo, oggi ha assaporato qualcosa di diverso, di se stesso...ridendo il suo spirito respira!

Il percorso di Cimango è ispirato a EquinSensExperiencE© - Modello Zooantropologico Percettivo-Esperienziale di Sviluppo delle Persone e dei Cavalli.
La mente è pulita, sgombra, vivono le sensazioni, le emozioni e la relazione tra i due soggetti è semplice e naturale. Inizia la danza tra Cimango, Alberto e Lantrick. La complicità con il suo cavallo dà gioia ad Alberto, il suo viso è sereno, sorridente, il suo corpo è rilassato, i movimenti e i segnali più fluidi. Tutto rende la comunicazione efficace, chiara profonda e piacevole per entrambi.
La dinamica della danza è energica! E l'energia è contagiosa, si propaga di corpo in corpo e il magnetismo di Cimango e Alberto attrae e avvolge Lantrick che inizia a seguirli... è armonia!
Animato da nuova energia Lantrick si muove più agilmente e con sicurezza anche fuori, sulla strada imbrecciata, tenuto a lunghina da Alberto.
Nuovi gesti, diverso scenario, ancora sorrisi, serenità confidenza sul volto di Alberto!
Grazie al suo grande cavallo, oggi ha assaporato qualcosa di diverso, di se stesso...ridendo il suo spirito respira!
Il percorso di Cimango è ispirato a EquinSensExperiencE© - Modello Zooantropologico Percettivo-Esperienziale di Sviluppo delle Persone e dei Cavalli.
giovedì 5 marzo 2009
Giorno 27 05. 03. 2009 Applicare leggera profondità
Oggi Francesco vuole testare di nuovo le risposte di Cimango alla bitless. Già le aveva sperimentate nei primi giorni dopo il suo arrivo alla Manada, quando aveva manifestato qualche resistenza, uno stato d'animo inquieto ed una forte attivazione emotiva. Oggi le condizioni di partenza sono ben diverse: Cimango è pienamente presente nelle dinamiche di relazione con Francesco e sicuramente ha fatto sua una condizione d'animo molto più serena.
Proprio perchè in presenza di queste altre condizioni, è stato Cimango oggi a sperimentare la bitless su di sè... ha assunto un atteggiamento di apertura verso il nuovo finimento e, passando da una fase di esplorazione, inizialmente facilitata da Francesco, ha raggiunto autonomamente la consapevolezza di esso.



Sia da terra che dalla sella il lavoro su Cimango con la bitless è stato calibrato applicando la teoria dell'apprendimento con approccio zooantropologico. Questo significa che Francesco si è posto nella condizione di aiutare Cimango a capire ed a metabolizzare le diverse modalità di richiesta della bitless.


In concreto Francesco ha mantenuto un approccio flessibile e sereno. Ha guidato senza guidare Cimango con segnali chiari e semplici e spesso addirittura con assenza di segnale, così come i canoni di leadership passiva espressi da Mark Rashid. Rispettando sempre i tempi del cavallo, ha applicato, con profonda consapevolezza, i principi della teoria dell'apprendimento, sempre e comunque con orientamento zooantropologico.
Il percorso di Cimango è ispirato a EquinSensExperiencE© - Modello Zooantropologico Percettivo-Esperienziale di Sviluppo delle Persone e dei Cavalli.
Proprio perchè in presenza di queste altre condizioni, è stato Cimango oggi a sperimentare la bitless su di sè... ha assunto un atteggiamento di apertura verso il nuovo finimento e, passando da una fase di esplorazione, inizialmente facilitata da Francesco, ha raggiunto autonomamente la consapevolezza di esso.
Sia da terra che dalla sella il lavoro su Cimango con la bitless è stato calibrato applicando la teoria dell'apprendimento con approccio zooantropologico. Questo significa che Francesco si è posto nella condizione di aiutare Cimango a capire ed a metabolizzare le diverse modalità di richiesta della bitless.
In concreto Francesco ha mantenuto un approccio flessibile e sereno. Ha guidato senza guidare Cimango con segnali chiari e semplici e spesso addirittura con assenza di segnale, così come i canoni di leadership passiva espressi da Mark Rashid. Rispettando sempre i tempi del cavallo, ha applicato, con profonda consapevolezza, i principi della teoria dell'apprendimento, sempre e comunque con orientamento zooantropologico.
Il percorso di Cimango è ispirato a EquinSensExperiencE© - Modello Zooantropologico Percettivo-Esperienziale di Sviluppo delle Persone e dei Cavalli.
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